Il popolo sardo, come i popoli venuti ultimi alla civiltà moderna e già fattisi primi, ha da rivelare qualcosa a se stesso e agli altri, di profondamente umano e nuovo. (da L'avvenire della Sardegna, Il ponte, ottobre 1951)
La Giunta Comunale ha approvato dei progetti preliminari per installare impianti fotovoltaici nelle strutture sportive di Bellavista, Sant'Elena e nella piscina comunale.
Si tratta di delibere che permettono di partecipare al bando di coofinanziamento regionale pari al 20% dell'importo totale dei lavori.
Un buon segnale in riferimento alle tematiche ambientali, delle energie rinnovabili e soprattutto del risparmio energetico.
Speriamo che i progetti possano essere finanziati affinchè si coniughino diverse cose positive inerenti l'energia, le fonti rinnovabili, l'educazione al risparmio.
Suggeriamo di andar a vedere le delibere di giunta pubblicate sul sito del Comune di Sinnai: www.comune.sinnai.ca.it (delibere 148/149/150)
L'ISTRUZIONE È DIRITTO E NON UN RISPARMIO ECONOMICO
Documento del Presidente della VII^ Commissione Consiliare Pubblica Istruzione - Edilizia Scolastica della Provincia di Cagliari - Antonio Monni, esponente sardista, Consigliere Provinciale
A Burcei i genitori si rifiutano di far entrare i loro figli a seguire le lezioni in un aula dove sono state accorpate due classi in un unica.
È un segno di protesta per richiamare ancora una volta le istituzioni a intervenire e risolvere i problemi delle zone interne che altrimenti sembrano ormai destinate a scomparire.
L'accorpamento della classe significa abbassare ulteriormente il livello della qualità dell'istruzione. È questo lo slogan principale per dire anche un no al maestro unico e alla riduzione del servizio in genere.
La questione nazionale è solo di carattere economico ed è evidente l'obbiettivo sicuro di un taglio concreto alla spesa per la razionalizzazione del servizio scolastico. La promessa è, dopo la riduzione del numero ... forse ... l'aumento dello stipendio agli insegnanti (speriamo)!
Ma il problema dei tagli, soprattutto per le zone interne, determina l'impossibilità a essere competitivi e avere le stesse opportunità dell'istruzione alla media nazionale. Ed inoltre l'isolamento aumenta non solo per le carenze infrastrutturali come assenza di ADSL, viabilità interna ed esterna, trasporti e mobilità ecc. ma si accentua con la riduzione dei servizi per l'istruzione. L'assurdo è che, da una parte, i grandi numeri sulla dispersione scolastica e i pochi titoli di studio conseguiti mentre dall'altra non si investe anzi si tagliano fondi e numero di insegnanti: non è commerciabile l'istruzione e soprattutto il diritto all'equità di opportunità per le zone interne; non è certo questa la strategia per migliorare la qualità dell'istruzione! Le aule sovraffollate (oltre a essere antigieniche e insicure) non producono un buon rendimento, un facile controllo e una sicura valutazione dell'alunno... figuriamoci quando la/il maestra/o sarà unica/o.
Quindi Burcei, comune della provincia di Cagliari, è uno dei paesi delle zone interne della Sardegna e come tanti altri soffre di poca attenzione sociale ma sicuramente rispetterà il risparmio dei conti pubblici.
Ma qual'è IL MIO PUNTO DI VISTA SULLA RIFORMA GELMINI?
Ribadisco che siamo in una regione, la Sardegna, con difficoltà dovute alla carenza di infrastrutture per cui l’isolamento è il problema che vincola e limita le soluzioni ai disagi sociali generati dalla diminuzione dei servizi minimi; molto spesso le istituzioni sono lontane dalla popolazione proprio nel momento in cui necessitano prese di posizione determinate per risolvere le situazioni che si presentano: chi di competenza, deve governare le situazioni attraverso una programmazione anticipata che prospetti le soluzioni e proponga delle alternative valide; invece accade che il problema, quando circoscritto, molto spesso viene annientato dall’indifferenza di tutti. Un esempio: l’accorpamento di due classi è un problema che grava su operatori scolastici e non, sulle istituzioni scolastiche, sull’amministrazione comunale, sulle famiglie ecc. e soprattutto … su tutta la comunità! Non si può rimanere indifferenti in attesa che il tempo faccia il proprio corso per dimenticare e aspettare novità.
Per quanto riguarda il MAESTRO UNICO, la riforma dell’istruzione non si adatta alla nostra realtà perché, proprio nel percorso formativo delle elementari, il metodo attualmente utilizzato ha dato risultati concreti che si possono riassumere in:
1. lavoro collegiale e progettuale degli insegnanti;
2. suddivisione delle aree disciplinari;
3. compresenza dei docenti per le attività di arricchimento dell’offerta formativa;
4. ampia offerta formativa ecc.
Logicamente tutto è migliorabile ma aggiungerei che il metodo attuato ha trasmesso un’apertura mentale e culturale ai bambini delle elementari: questo elemento ha ridotto il problema dell’isolamento in termini culturali e sociali. Il nuovo ministro propone il monologo del maestro unico rafforzando le barriere culturali, limitando il confronto tra la società e il suo evolversi allungando le distanze anche fisiche.
Il DIMENSIONAMENTO DELLA RETE SCOLASTICA è un altro calcolo numerico che parte da una base di risparmio economico: infatti è in atto una ulteriore razionalizzazione, accorpando e chiudendo istituti, per migliorare la qualità dell’istruzione. Ma la conseguenza immediata è l’ulteriore disagio dato dalla somma del MAESTRO UNICO + ACCORPAMENTO DELLE CLASSI= casi di un unico insegnante dentro la classe con trenta bambini !?!?!? Questo mi induce a ritenere inoltre che la diminuzione delle nascite, lo spopolamento delle zone interne porta a dover stabilire con urgenza proposte e indirizzi per l’immediato futuro alle comunità.
Nel cercare di manifestare le preoccupazioni e la protesta civile, sono convinto della necessità che i bambini, comunque, svolgano le lezioni perché quelle sono opportunità di crescita: contemporaneamente è necessario creare l’alleanza che ci permetta (tutti insieme) la costruzione di un modello da proporre e adatto alla nostra realtà.
Voglio ricordare che, con la collaborazione delle associazioni (Pro loco e Misericordia) nel dicembre 2007 abbiamo organizzato un Convegno – dibattito dal titolo: LA SCUOLA E IL TERRITORIO IN CUI VIVO. È stato un momento di riflessione sulla qualità dell’istruzione e su proposte per l'attuazione di un percorso didattico nelle piccole realtà locali. In quell'occasione c'è stata la partecipazione dell’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, il Vice Direttore Didattico Regionale, il responsabile dell’Osservatorio Scolastico Provinciale, il Sindaco, l’assistente sociale, la Dirigente dell’istituto comprensivo e dell’istituto Alberghiero di MONSERRATO, rappresentanti del Consiglio d’istituto, il Comitato dei genitori e i Genitori: si è aperto un tavolo di concertazione per delineare una strategia comune con l’obbiettivo di migliorare la qualità dell’istruzione con l'obbiettivo di un buon orientamento e contro la forte dispersione scolastica. Successivamente alcuni comuni, fra cui quello di Burcei, sono stati inseriti nel PIANO STRATEGICO per l'istruzione della provincia di Cagliari con lo scopo di promuovere azioni efficaci che migliorino la qualità dell’istruzione soprattuto alle medie.
Alle parti che hanno ruolo e competenza spetterà il compito di manifestare il loro operato, la bontà dei risultati, le proposte e in ogni caso sarà necessaria la partecipazione attiva per l’elaborazione e attuazione di un documento che preveda anche deroghe alle riforme se necessario.
Per quanto mi compete, e per quanto sia nelle mie facoltà sarò disponibile attivamente all’elaborazione di un modello dell’istruzione garante di una giustizia sociale per l'istruzione.
Perciò ribadisco la necessità di pianificare e programmare per non essere sempre in emergenza sfruttando quelle che sono le opportunità di una partecipazione attiva anche attraverso il PIANO STRATEGICO PROVINCIALE PER L'ISTRUZIONE: questo strumento deve essere la base per elaborare e attuare un federalismo scolastico prima e quello fiscale dopo.
In sintesi, per quanto riguarda la riforma del ministro GELMINI, ritengo che:
ci deve essere maggiore stabilità per le riforme soprattutto nei percorsi che hanno conseguito buoni risultati (elementari);
è necessario incidere nei percorsi che hanno dato scarsi risultati (medie, formazione e università);
la votazione numerica sarà un ulteriore etichettatura e individuazione locale degli alunni con maggiore facilità di rilevare percentuali numeriche;
è necessario che le tutte istituzioni evitino l'uniformità e la globalizzazione del diritto all'istruzione soprattutto per noi delle zone interne della Sardegna;
il ministro di turno proponendo il monologo del maestro unico rafforza le barriere culturali, limitando il confronto tra la società e il suo evolversi;
l'istruzione deve essere garantita a tutti anche a quelli che abitano nelle zone interne: non deve essere una questione di numeri per il risparmio di risorse economiche ma del diritto alla giustizia sociale;
il confronto per migliorare la qualità dell'istruzione deve essere fatto con i paesi dell'Europa e non tra le zone interne della Sardegna.
I numeri e il risparmio economico delle risorse possono essere un obbiettivo da raggiungere ma non la base di partenza della strategia per migliorare la qualità dell'istruzione!
Il referendum del 5 ottobre costituisce un'occasione per verificare la popolarità o meno dei provvedimenti varati dalla Giunta per il governo del territorio regionale".
Il PPR ha creato non pochi problemi per via di divieti, limiti e spesso errori formali presenti nel testo di legge; ha limitato spesso e volentieri lo sviluppo di certe zone, ha rallentato processi insediativi che si sono ripercossi anche sull'humus lavorativo della Sardegna.
Però c'è anche da dire che il principio è francamente sacrosanto.
Il principio della salvaguardia del territorio, un principio di sviluppo sostenibile e di prospettiva per il futuro del territorio; ecco il punto enigmatico stà proprio qui.
Il principio non ha coinciso con la pratica, con gli effetti e con i propositi di benessere diffuso.
Altra anomalia è stata l'esclusione delle realtà locali, delle amministrazioni che hanno delega, conoscono e capiscono le esigenze del popolo in funzione del territorio; amministrazioni ed amministratori cresciuti e che vivono la loro terra senza che le interpretazione dello sviluppo siano fatte a tavolino e col compasso;
Col referendum si tratta di capire se il principio è più importante della forma.
La domanda divviene spontanea; se dovesse prevalere il SI, cosa succede? Ci sarà un nuovo assalto alle coste?
Alcuni mi hanno detto questi giorni: "... bè ora siete contenti che vi fanno il federalismo? Adesso potete condividere un percorso di destra !!! "
Potrebbe essere un pensiero di tanti ma soprattutto potrebbe essere una scusante per chi vorrebbe andare a destra. Ci sono delle sostanziali differenze che dividono il PSD'Az dalla destra per quanto alcuni provvedimenti (vedi l'ipotesi di federalismo fiscale) siano meno peggio di quanto si potesse pensare.
Ad ogni modo è bene ricordare:
a) Il federalismo che chiede storicamente il PSD'Az (fatto salvo la richiesta lontana di indipendenza) è basato su l'appartenenza etnica dei sardi che abitano una NAZIONE che è quella sarda. Cultura, lingua, identità ed infine rivendicazioni anche fiscali sono alla base di una FEDERALISMO SOLIDALE E CULTURALE.
b) I sardisti, il PSD'Az, i suoi avi, i militanti, la sua storia HANNO SEMPRE RINNEGATO E COMBATTUTO IL FASCISMO. E' inutile che si dica, qui al governo esistono ancora i fascisti, e "buon" per loro NOI NON ABBIAMO QUEGLI IDEALI.
c) i sardisti rinnegano, hanno rinnegato e sempre rinnegheranno le tirannie, le barbarie umane, le dittature DA QUALUNQUE PARTE PROVVENGANO, sinistra o destra che sia. E mai si permeteranno di tentare maldestre rivistazioni o revisionismi storici che sanno tanto di bassa rivendicazione dall'alto di uno pseduo consenso che calerà per mancanze di seria logica governativa.
La scorsa settimana nell'aula consiliare è stata dibattuta un'annosa questione:"annosa"nel senso che è ormai da anni,se non da decenni,che ci si affanna per l'introduzione di uno strumento vitale per i cittadini imprenditori,lo sportello unico per le attività produttive,SUAP per gli addetti ai lavori.
In Parlamento ne hanno decantato le lodi tanto i governi di destra quanto quelli di sinistra,tutti impegnati nel promettere la nascita di uno sportello destinato a sostituire tutte le autorizzazioni,i nulla-osta,i pareri e le inibitorie necessarie per poter avviare un'attività economica.
Venne proposto per la prima volta dalle piccole e medie imprese nel 1983,tradotto in una proposta di legge nel 1994,riproposto nel 1996,annunciato dal governo nel 1998,e via dicendo,con esiti piuttosto desolanti.
Si è promesso per anni che una sola domanda,ad una sola amministrazione,cioè il Comune,avrebbe sostituito i provvedimenti previsti da ben 16 diverse leggi.
La necessità in Italia è avvertita fortemente,se si considera che uno studio della Banca Mondiale del 2004 diceva che l'apertura di un'attività economica in Italia richiedeva mediamente 5012 euro,62 giorni di pastoie burocratiche e 16 procedure,mentre ad esempio nello stesso periodo negli Stati Uniti occorrevano 167 euro,4 giorni,4 procedure.Un altro dato significativo è offerto dalla classifica della libertà economica,dove si considera la facilità di apertura,chiusura e gestione di un'impresa:eravamo nel 2000 al 32esimo posto e ci troviamo nel 2008 al 64esimo,persino dietro Armenia e Mongolia.
E'dunque chiaro perchè la burocrazia sia la difficoltà giudicata più rilevante dagli aspiranti imprenditori,ed è altrettanto chiaro che dovere delle amministrazioni comunali sia quello di risolvere i problemi che questi cittadini si trovano ad affrontare.
Anche Sinnai si è dovuta scontrare con difficoltà che hanno via via ritardato l'avvio di questo essenziale progetto: il primo tentativo risale al 2002,poi archiviato per via del mancato avvio del servizio da parte della XXIV Comunità montana Serpeddì;tentativo proseguito poi nel 2006 con l'individuazione di un bacino di riferimento troppo ampio e disomogeneo. Approdiamo infine al 2008,a pochi giorni fa e, alla scelta di associarci ai Comuni di Maracalagonis e Burcei,a noi contermini e affini sotto più fronti.
Il proposito comune è di gestire le domande che perverranno dai cittadini e,pur essendo Sinnai comune capofila,ogni amministrazione avrà proprio front-office e back-office e gestirà in autonomia le esigenze della propria cittadinanza.
Questo con una rigida indicazione da parte della Regione:la mancata risposta entro 20 giorni dalla proposizione della domanda equivarrà ad un silenzio-assenso,con la libertà per il cittadino di dare il via alla sua impresa.
Una scommessa impegnativa,una scommessa che puntiamo a vincere.
Amministrare una cittadina come la nostra necessità di pragmatismo ed impegno.
Le ideologie hanno poco spazio ma bisogna star attenti a quale è l'obiettivo finale. Il bene della comunità può essere perseguito in vari modi ma deve avere un filo conduttore che sono le pari opportunità dei cittadini, la solidarietà sociale, la tutela dell'ambiente, la partecipazione sociale e l'istruzione garantita per tutti indistintamente.
Questi, pochi, concetti esplicati sono semplici, comuni quasi ovvi ma fanno parte di una ben precisa idea politica, di un ragionare e di una visione della società che è marcatamente non tanto di sinistra ma decisamente progressista. Se questi concetti vedono coinvolti dirigenti, politici o persone impegnate che si manifestano di "destra" è lecito e leggittimo pensare ad un potenziale percorso amministrativo che veda destra e sinistra senza divisioni e senza spartiacque. Il bene comune soprattutto.
I concetti di destra e sinistra così come concepiti negli anni passati sono sempre stati stretti ai sardisti che infatti a più riprese si manifestavano o si manifestano nè di destra nè di sinistra ma questo non vuol dire non avere riferimenti ideologici di carattere generale, non significa abdicare ad una linea di condotta per il governo della Sardegna e delle sue comunità, significa proprio che i sardisti tentano di coniugare l'intendimento comune di tutti gli schieramenti; il bene ed il progresso del popolo sardo al di sopra di ogni ideologia. Il valore massimo per un sardista, e si spera per ogni sardo di buona volontà, è l'emancipazione del popolo sardo, della Sardegna terra di antiche tradizioni e di identità materiali ed immateriali di valore inestimabile.
Ipotizzare che la destra accolga alcuni principi progressisti è un auspicio che tutti devono sperare, utilizzare questa ipotesi per esigenze personali è un sistema che tutti devono rifiutare.